Wednesday, April 18, 2007

Ad Alex


Finì credendo di essere un cavallo. Togliendosi gli occhiali dalle grandi lenti nere tornò a fare quello che sapeva far meglio: pisciare.


Non so come, ma stasera prima di andare a letto (dove invece di una messicana nuda e formosa mi aspetta un libro sulle streghe) voglio immortalare sui pixel il ricordo di un ragazzo bielorusso del quale non ho mai capito il nome, se Alex, Arcibald o Chicken, un campione di sfiga buono come il pane, simpatico ubriacone di poco più grande di me, le nostre strade si sono incrociate più volte nel grande impero cinese. Lo ricordo quella volta quando a Suzhou, durante la mia prima esperienza come comparsa in un telefilm cinese, il regista ci invitò tutti a cena in un ristorante (la madre aveva avuto poche ore prima una delicata operazione chirurgica perfettamente riuscita) e dopo qualche bicchiere i cinesi montarono sulle sedie a cantare o recitare stornelli; il regista chiamò anche uno di noi sei ragazzi "occidentali" (tre russe, un bielorusso, un tagiko e me) a fare la performance e lui rosso in volto, camicia bianca e macchie blu cantò per tutti i banchettanti "Katusha", famosa e romantica canzone militare sovietica, mentre noi altri "occidentali" sbellicavamo dal ridere e versavamo grappa cinese. Grande Alex! Chissà che fine ha fatto questo campione di sfiga, so che ha perso di nuovo il passaporto e 2000 dollari in contanti, bel colpo tutto in una sola volta. Caro amico, compagno di sbronze e nottate alle stazioni per lavori che giusto solo gli sfigati e i sovietici potevano accettare, passa una buona notte. Ovunque tu sia. Dawai dawai!
Foto: Quella serata al ristorante; Alex è a destra.

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