Thursday, February 21, 2008

Indimenticabile Sri Lanka!

La Repubblica Democratica Socialista dello Sri Lanka (ex Ceylon) e' un'isola grande quasi tre volte la Sicilia, ha 20 milioni di persone e la capitale si chiama Colombo. Da Chennai a Pechino ho 27 ore di scalo a Colombo. L'aereoporto e' lodevole, grande, pulito, pieno di servizi, negozi, acqua potabile gratuita, spaziose e comode sale di attesa, dove i musulmani stendono un telo e pregano in direzione de La Mecca e gli altri viaggiatori si allungano per dormire nelle morbide poltroncine. All'uscita ti fanno gratuitamente e col solo utilizzo di un timbro il visto turistico valido 30 giorni. La navetta per la cittadina piu' vicina all'aereporto e' gratuita. E' esattamente questo quello che io intendo per civilta'. Poi prendiamo un bus per arrivare a Colombo (35 km, un'ora circa). Colombo e' molto carina, attiva, non c'e' immondizia in giro, grandi palazzi in stile coloniale (e' stata, come Kochi, portoghese, olandese ed inglese), la zona del porto e' piena di bettole, bar, botteghe di artigiani, venditori di pesce, negozietti, immagini che a me fanno impazzire, troppo emozionanti e romantici i porti, Barcellona, Instanbul, Macao. Nota pesantemente negativa e' la presenza massiccia dell'esercito per le strade. Un soldato armato di kalashnikov e uniforme mimetica ogni 500 metri. Strade bloccate, vie obbligatorie, polizia che conduce i passanti, tira fuori il documento di identita', perquisizioni, controlli, metal detector, barricate, cancelli, sbarramenti... sembra di stare a Genova per il G8, sembra di stare a Belfast negli anni settanta, sembra di stare in Palestina, sembra di stare a Berlino Est, sembra di stare in guerra o in regime di occupazione. Vietatissimo fare le foto, ma ne ho strappata ugualmente una con conseguente predica del militare e inculata in bosniaco antico di un tassista (anche se non ho ben capito che cosa volesse il tassista...). Non ci sono turisti e lo credo bene, c'e' poco da vedere e quel poco e' vietato. Il porto e' totalmente barricato. Non pensavo facessero cosi' paura le tigri del Tamil. Per fortuna la gente vive come se tutto fosse a posto, non fanno caso a barricate ed esercito, c'e' un'atmosfera rilassata, non molto diversa da quelle incontrate in India, anche se qui la gente veste meno "tradizionale" e c'e' molta meno sporcizia e caos. Lasciando la zona del porto alla ricerca in un internet point, incrociamo un posto impressionante: il mercato del pesce. E' situato in cio' di che rimane di un enorme edificio grigio solo in muratura, al suo interno pescatori, carcasse di pesci, sangue, uccelli, mannaie, stivali, squali. Se esiste un inferno dei pesci, sono sicuro si trovi qui. Sembra proprio l'inferno dei pesci. Intorno e' circondato da topi, cani, corvi, camion e blocchi di ghiaccio. Il posto piu' puzzolente che abbia mai incontrato, mi verrebbe da rimettere, e non sono uno dallo stomaco da principessa sul pisello io. Per usare un eufemismo, Yu e' disgustata, mi sta alla lontana. Sembra un macello con macellai accaniti contro le mucche, ma qui al posto delle mucche ci sono squali e grossi tonni. Zaino in spalla mi divincolo tra carcasse di pesci e strani liquami lungo il cammino, un pescatore mi da' il benvenuto e mi chiede da dove vengo. "Italia". Spunta un altro tipo, alto, smilzo, faccia simpatica, occhi azzurri, parla spagnolo e mi dice che ha lavorato due anni a Milano, vive in Spagna, e' sposato con una spagnola (per farsi il visto spagnolo) e ha lavorato in mezzo mondo come pescatore e marinaio. Ora possiede un'attivita' di vendita internazionale di pesce e sta a Colombo. Mi fa vedere il pescato della notte precedente, mi presenta gli operai che stanno caricando tonni nei camion, permette a Yu di fare diverse foto, mi fa sedere su uno dei banconi, ci offre del te' cingalese, chiama un amico e tira fuori due spinelli, "Fumi?", sorrido, non potevo rifiutare erba in un posto del genere, il suo amico stava gia' rullando. "Niente problemi con la polizia?" chiedo, mi indica il tipo che ho a fianco e mi dice "Lui fa il poliziotto". Si chiama John, Parla spagnolo benissimo, mi spiega un monte di cose: il pescato di qui e' venduto all'80% in Sri Lanka e il resto in Giappone e altri paesi asiatici. Mi mostra tonni da 80 chili, dice che qui lo vendono a 1.5/2 dollari al chilo. Mi fa vedere un tonno medio, 7o chili, lungo un metro, lo vendono per 50 dollari. Mentre Yu scatta foto del pesce che si mangiano anche in Giappone, John le dice che potremmo cominciare un business di import di tonno. In Italia no, non hanno la licenza. Mi fanno entrare nel camion-cella frigorifera, foto coi tonni ciccioni, un tizio tira fuori un coltello strano, a spirale, prende un tonno, alza la pinna laterale, penetra il coltello e tira fuori un brandello di "carne di pesce", me lo mette in mano, "questo in Giappone si chiama sashimi", io ho gia' infilato la carne in bocca, squisito, sa di salmone, "meglio con pepe e limone". Immagino a quanto lo vende in Giappone. Mi ci potrei pagare il dottorato a Tokyo. Un pensiero sul business di tonni a Yokohama ce lo faccio. Ci dicono che a causa dello Tsunami, della situazione politica e del terrorismo le cose non vanno bene, ma tirano lo stesso a campare. La citta' non mostra sintomi di miseria o "sofferenza". Poi John ci regala dei campioni di te' cingalese, "In Sri Lanka abbiamo 16 tipi di te' " e propone ovviamente il business anche di te'. "Se tornate a Colombo siete miei ospiti" e ci lascia il suo contatto. Poi ci indica l'internet point e ringraziandolo ci allontaniamo da questo posto puzzolente come nessun altro, di tonni, sangue, te' e marijuana. Da girarci un film.
Cazzo se era buono il brandello di tonno crudo...
Grazie John. Suerte!

1 Comments:

At 9:45 PM, Anonymous Anonymous said...

imparato molto

 

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