Wednesday, June 22, 2011

Squatting Japan (7): considerazioni finali.

PREMESSA: gli occhi con i quali ho osservato e descritto il “mio” Giappone sono quelli di un italiano che ha vissuto in Cina per molti anni. La lettura ai seguenti post dovrà necessariamente tenere conto di questo.
Altra cosa molto importante: sono rimasto davvero entusiasta di questo viaggio. Il piacere del viaggio stesso, le novità trovate in terra giapponese e la curiosità per la sua cultura hanno completamente ricaricato le batterie che da troppo tempo avevo ormai spente nella mia noiosa e stressante vita pechinese.


Alla luce di questo breve diario di viaggio on the road tra Osaka, Kyoto, Nara e Sakurai, che dire del Giappone?

Che, per fortuna, si è rivelato molto molto diverso da come me lo aspettavo. In positivo, però. Ovviamente non so quanto l'area di Osaka sia rappresentativa del Giappone. E tutti mi dicono che Tokyo e Yokohama siano completamente diverse. Ma dopo anni di Cina, di confusione, inquinamento, masse scomposte di persone ovunque, è stato un vero piacere scoprire questo stranissimo Giappone: rilassato, semplice, pieno di dignità e cura per la sua cultura tradizionale. Dalla lotta di classe degli anarchici dei sobborghi di Osaka alle campagne di Sakurai dove il tempo non passa mai, passando per i templi e gli studenti di Kyoto, ho trovato un paese che ha saputo meglio di molte altre nazioni occidentali ed asiatiche combinare modernità e cultura tradizionale.

Ottimo il cibo, per chi ama il pesce. Ottimo anche il saké, per chi ama bere. Gomitoli impensabili di linee metropolitane e ferroviarie dove si incrociano senza sosta treni e pendolari. I costi della vita non sono troppo elevati, non rispetto all'Italia almeno. Se però andate in Giappone in viaggio cercate di portarvi un amico che parli il giapponese. L'inglese non va di moda tra quelle isole. Per fortuna.

Venendo dalla Cina forse non rimarrete stupefatti dai templi. Quello che lascia però estasiati è la collocazione di questi templi, persi in giardini e parchi verdissimi di fresca vegetazione e bonsai ovunque. Di turisti non ne ho visti molti in giro. E neanche di stranieri. Niente, se paragoniamo Osaka, Kyoto o Nara a Roma o a Pechino. Città decisamente più a misura d'uomo, queste che ho visitato nel Giappone meridionale. Della campagna non ho molto da aggiungere: semplicemente perfetta, da vivere e da ammirare.

Più che perdermi in stupide dicotomie “Giappone bello / Giappone brutto” chiudo dicendo che mi piacerebbe particolarmente fermarmi qualche mese là. Sia per viaggio che per ricerca. Da sinologo, ho trovato moltissimo di Cina a Osaka, Kyoto e Nara. E moltissimo di Giappone a Pechino. La comparazione culturale tra Cina, Giappone e Corea è qualcosa che dovrebbe attirare le nostre attenzioni. A cominciare dalla lingua per finire con la società contemporanea di questi tre paesi estremo orientali. Dispiace non aver avuto modo, in questi anni di Cina, di visitare anche solo per qualche giorno la Corea del Sud. Mi consolo con il ricordo delle mie giornate a Pyongyang.

E questo è tutto. Anche stavolta è andata come meglio non poteva. Un piacevole ricordo e un abbraccio virtuale agli anarchici di Osaka, in particolare a RJ, agli studenti di Kyoto, a Yuki, alla bravissima mamma Miko e ai suoi adorabili Taku e Naka. Possiate crescere e vivere in un mondo migliore di quello che stiamo vivendo adesso. Senza frontiere né nucleare.


“A little drunker, perhaps, than usual”
Akiko Yosano

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