Friday, March 22, 2013

Narcinismo e la lezione dell'università

Ho 30 anni e vado per i 31. Pensavo oggi a cosa mi abbiano dato e insegnato gli ultimi 27 anni di istruzione, di cui 12 passati in università.

Una filosofa francese ha coniato il termine "narcinismo", neologismo formato dalle parole "narcisismo" e "cinismo". Il concetto è semplice: la morte delle grandi ideologie, le grandi cause per le quali valeva la pena morire sostituite da una materialismo individualista sfrenato, il piacere tutto e subito, a consumo dei singoli più privilegiati, più abbienti, o comunque messi nella condizione di farlo. Silvio Berlusconi come massimo rappresentante ed esteta di questa tendenza, sua massima personificazione.

Cosa mi ha dato l'università? Beh, senza di essa non sarei professore, inutile negarlo. Precario, ma sempre meglio di niente. Tante, tantissime soddisfazioni mi ha dato l'università. Circondate anche da tanti momenti di frustrazione, angoscia, sbrocco. Penso ad esempio alle ansie da prestazione pre-esame, litigi con i professori o con i compagni di studio, le file alla segreteria, il treno all'alba per la firma di un docente, l'odio per la burocrazia. Ma di sicuro un'esperienza nel complesso più che positiva. Una fortuna. Un privilegio.

Ma l'università mi ha dato soprattutto un'altra cosa, di gran lunga la più importante: i mezzi per conoscermi. La scuola come maestra di vita, maestra della tua vita. Luogo di confronto, di conoscenza. Diceva giustamente un mio professore di epistemologia, rivolgendosi ad un suo studente: "Lei è qui [in università, nda] per confrontarsi". Ecco, io negli ultimi 12 anni di università (più altri 15 di scuola dell'obbligo) mi sono confrontato. Con gli altri, col mondo attorno a me. Col fine ultimo di conoscere me stesso. Quel "conosci te stesso" di socratica memoria.

Ho la sensazione che tutte le cose studiate, le esperienze fatte e le altre attività non sempre puramente accademiche fatte in università siano servite proprio a questo: fornirmi gli strumenti per capire chi sono, cosa ci faccio al mondo, cosa ci faccio nella società, come rapportarmi agli altri e affrontare il disagio umano di quello che chiamiamo "relazioni sociali". Tuttora me ne sfugge la risposta, la conclusione. Credo sia la ricerca il fine ultimo, e non il mezzo. Il lavoro è il lavoro su te stesso, indipendentemente dal mestiere, dalla professione, dal campo o dalla disciplina. Questo mi hanno dato soprattutto, l'università e l'ambiente dell'istruzione in generale.

Contro quello di cui parlavo prima: il narcinismo della nostra epoca. Il cercare quel qualcosa in più dove collocare te stesso. O meglio, il tentativo della ricerca. Questa è la lezione prima e ultima dell'università.

E con questo posso anche andare a dormire. Buonanotte.
   

1 Comments:

At 10:47 AM, Anonymous dottornomade said...

Questa cosa del narcinismo arriva tipo 33 anni dopo i libri di Gibson. C'era chi simulava le storie malate una società ipertecnologica, brutale e individualista in piena adolescenza, nel 1995 per dire, semplicamente giocando a Cyberpunk 2.0.2.0., vedere le cose in cui ci ha preso mi fa paura.

 

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