Friday, August 15, 2014

Diario di viaggio (XI): ¡Que viva Chile!

La mattina fa freddo e la testa ancora gira per le bevute della sera prima, ma il biglietto del pullman Mendoza-Santiago del Cile che tengo stretto fra le mano ci mette subito di ottimo umore. Partito il bus e inboccata la strada trans-andina veniamo presto folgorati dall'immagine in lontananza delle Ande innevate: stiamo arrivando, bastardi stiamo arrivando! Snoccialiamo panini e ascoltiamo musica, scattando foto dal pullman e pensando che, tutto sommato, sta andando tutto anche troppo bene. E poi saltare frontiere come fosse una corsa ad ostacoli, collezionare timbri sul passaporto, macinare chilometri sotto le scarpe di tela, chiedere ad Alice di chiedere al Bianconiglio, ingollare erba mate a tutto spiano: basta poco per essere felici!

Se la dogana tra Brasile e Paraguay e' una presa per il culo dove transita di tutto e di tutti senza controllo alcuno, quella tra Argentina e Cile sulla Mendoza-Santiago e' peggio di una banca svizzera. Ti fanno fermare a 3.175 metri sul livello del mare, tra lunghe file di camion e chiazze di neve ghaicciata qua e la' in attesa del tuo turno: prima il timbro della dogana argentina, poi quello di entrata della dogana cilena. Sembra fatta e invece e' li' che comincia il peggio: simpatici cagnoloni San Bernando-style ti annusano in cerca di droga o armi, ti passano ai raggi X il bagaglio, controllano tecnologie o erbe/spezie in eccesso e sequestrano tutto cio' che sia frutta, semi e vari. Un controllo super puntiglioso che ci costringe un paio di ore al freddo dell'ufficio immigrazione: due argentini che viaggiavano con noi avevano la borsa piena di erba mate. Traffico illecito e internazionale di erba? No, ai due sequestrano tutti i pacchi di mate per poi rimandarli nel pullman con noi. Evidentemente il mate in Cile deve costare 1000 volte piu' che in Argentina, penso io...

La strada che porta dal Paso Internacional Los Libertadores alla capitale cilena e' semplicemente mozzafiato, tra laghetti artificiali e discese a picco fino alla verde pianura che porta a Santiago. ¡Que viva Chile! Il Cile e' uno di quei posti di cui non conosci niente, se non al massimo Salvador Allende e Augusto Pinochet, Marcelo Salas e David Pizarro. Di recente si sente anche parlare addirittura di "vino cileno" o della bellissima leader studentesca Camila Vallejo. Insomma, poca roba, specie per italiani medi ed arroganti come noi. Arrivati alla stazione di Santiago mi permetto quindi di mandare subito a fanculo l'omino addetto allo scarico bagagli, a mo' di vendetta per il battibecco avuto con quello argentino di Salta, tra lo sgomento di alcuni turisti britannici e di mio cugino. E' fredda sera e siamo stanchi del viaggio, ma fortunatamente ci riceve subito C., un ragazzo cileno di origine argentina, basca e tedesca (conosciuto, tanto per cambiare, su internet), che ci viene a prendere in auto e ci ospita a casa sua. C. e', nonostante la giovane eta', un fiume in piena di informazioni sul suo paese: lasciati gli zaini a casa ci porta subito a fare un giro in macchina e bere birrette congelate come l'aria che tira in due o tre collinette fuori citta', dalle quali si ammira il fascino notturno della grande metropoli da sei milioni di abitanti. Parliamo praticamente di tutto: di viaggi, di internet, di politica ("quello che vedete in Cile l'ha fatto Pinochet, se avessimo avuto Allende ora staremmo come a Cuba: male" ci informa C., il cui padre e' stato anche avvocato del dittatore cileno), di ufo, di donne, di sport. E' davvero una fonte inesauribile di interessanti informazioni e ci consiglia anche cosa vedere la mattina seguente a Santiago. Detto questo, ci accompagna a casa sua, dove ci lascia l'intera mansarda per il nostro meritato riposo.

Il giorno dopo ci svegliamo invece con estrema calma, doccia, mate e colazione. Fatti gli zaini ci dirigiamo alla fermata del bus, che prendiamo senza pagare il biglietto: non accettano denaro contante e bisognerebbe infatti avere la scheda elettronica. Nessuno sembra fare caso a noi, quindi scrocchiamo volentieri questo passaggio allo Stato cileno. La metropolitana ci porta invece in Piazza Italia, cuore del centro di Santiago da dove imbocchiamo a piedi Avenida Bernardo O'Higgins che ci conduce, alcuni chilometri dopo, alla stazione dei bus. Ecco a voi alcune info/considerazioni "Made in Chile":
- importante la presenza di generali e politici cileni di origine irlandese, da O'Higgins a MacKenna;
- i vini rossi "Concha y Toro" e "Miguel Torres";
- oltre al famoso vino, i cileni producono anche il pisco, un distillato del vino poco conosciuto dalle nostre parti. Costa poco e ci e' piaciuto;
- il piatto nazionale (ancora una volta, dopo l'Argentina) sembra essere il panino con la carne, che qui chiamano "churrasco" e mangiano con insalata, pomodoro, formaggio, salse e avocado;
- il Cile e' notoriamente area abitutata a fortissimi terremoti. Tra di essi, si narra che uno fu talmente forte da far cadere la corona di spine in ferro dalla fronte al collo della statua di un Cristo custodito in una chiesa di Santiago. L'evento appare incredibile e la scienza non riesce a spiegarne l'accaduto visto che la corona ha una circonferenza inferiore a quella del capo della statua e dal collo ora non si riesce ad estrarla;
- prima del grande Pablo Neruda (che a quanto pare non riconobbe mai un figlio down avuto da una delle sue tante donne) piu' grande e' stata la scrittrice cilena Gabriela Mistral; segnalo anche lo scrittore Roberto Ampuero;
- (mi) segnalo il film "No" del 2012 sul referendum del 1988 sulla presidenza di Pinochet;
- l'artista Roberto Mata, i gruppi rock "Los Jaivas" e "Los Prisioneros".

Purtroppo non abbiamo tempo di visitare una citta' che sicuramente meriterebbe l'attenzione del viaggiatore: Santiago del Cile. Notiamo infatti lungo la strada un discreto numero di chiese, musei, cani randagi, uomini in divisa e persino dei punk (punk come non ne vedevo a Bologna o Barcellona 15 anni fa). Santiago e' grande, con ampie strade ed alti palazzi neo-classici, parchi e attivita' di ogni tipo e genere. Anche se solo di sfuggita, ci sembra la citta' meno latino-americana che abbiamo visitato, forte l'influenza architettonica europea e quella culturale statunitense, che troviamo nei grandi shopping-mall e fast-food. Di favelas o baraccopoli in giro non se ne vedono, di neri, mulatti o "indios" neanche.
Alla stazione prendiamo il primo pullman per Valparaiso, citta' portuale a 100 chilometri da Santiago, dove ad aspettarci si trovano alcuni amici conosciuti on-line e una storia che a breve raccontero'... 

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