Wednesday, August 27, 2014

Diario di viaggio (XVI): niente Montevideo, solo il calore dei parenti...


Nei viaggi si sa (e grazie a dio!) non va sempre tutto bene. Così quando alla biglietteria traghetti per l'Uruguay ci hanno comunicato il prezzo di andata e ritorno da Buenos Aires per Montevideo ci siamo rimasti male. Ma non troppo. Peccato soprattutto perché andavo a visitare un'amica italiana che non vedo da una vita. Peccato. Però è vero che siamo agli sgoccioli del viaggio, sono più di trenta i giorni che scorrazziamo per l'America Latina e di soldi in tasca ne restano davvero troppo pochi per permetterci di pagare 80 euro di traghetto o 70 euro di pullman per stare meno di 48 ore a Montevideo...

Niente Uruguay quindi. Momento di abbattimento. E poi di corsa a festeggiare e brindare a questi ultimi giorni di Buenos Aires che vogliamo ad ogni costo vivere al massimo. Perché la capitale di cose da offrire ne ha davvero tante, davvero troppe... Quindi via a visitare un museo ancora, quello del bicentenario (ingresso gratuito, storia dell'Argentina dal 1810 ad oggi) a due passi dalla grande e famosa Plaza 25 de mayo. A Plaza 25 de mayo ti siedi un attimo a riflettere sul fatto che la storia che un tempo studiavi nei libri o sentivi alla televisione è passata di qua: solidarietà alle mamme dei desaparecidos, hasta siempre!

Di cinesi in giro tra Brasile, Paraguay, Cile o Argentina non ne ho visti molti, però a Buenos Aires c'è un Istituto Confucio, un istituto per la cultura e l'amicizia sino-argentina e un quartiere cinese. Il "barrio chino", come lo chiamano qui, è piuttosto piccolo e decisamente più turistico che residenziale, per lo meno se paragonato alle "China town" che ho visitato qui in Italia a Roma, Milano, Prato... Hanno addirittura un sito internet:
http://www.barriochino.net/

Abbiamo poi salutato la gentilissima S. e lasciato la sua casa per prendere un ostello a due soldi e ottima (per quanto improbabile) gente in zona Independencia, non lontani dal centro e a due passi dalla stazione Constitucion. Gli ultimi tre giorni nella capitale argentina sono stati davvero di festa e di grandi emozioni... Innanzitutto sono andato a LaPlata (60 chilometri a sud di Buenos Aires) a conoscere la mia famiglia argentina, ovvero i discendenti del fratello maggiore di mia nonna, che emigrò qui in America Latina quando aveva solo 19 anni: in Italia la seconda guerra mondiale era appena finita, anche dalle Marche in molti partivano in cerca di lavoro. Da qualche tempo avevamo ripreso i contatti telefonici con questi parenti argentini e, beh, non so spiegarvi bene la gioia e l'emozione (anche abbastanza inaspettata a dire la verità) nell'abbracciare e conoscere di persona questa famiglia. Ci hanno accolto con un bel pranzo a base di carne arrosto e giri di erba mate. Uno zio mi ha regalato la maglietta del club calcistico San Lorenzo, mentre un altro ci ha portato a vedere la cattedrale di LaPlata, la seconda cattedrale più grande al mondo. E poi la mia giovane cuginetta, che strano conoscersi già adulti, passeggiare assieme e raccontarsi del più e del meno come se ci conoscesse da una vita e si fosse in amicizia da prima ancora. Sì, insomma, me ne sono andato decisamente commosso...
Tra le poche cose positive che c'è nell'essere italiano metto tra i primi posti la certezza di aver parenti in America Latina...

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