Monday, December 04, 2017

Sulla cittadinanza dei figli di immigrati cinesi in Italia.

"Nel 1955, durante la Conferenza di Bandung, la Rpc propose infatti di abolire la cittadinanza plurima per i propri cittadini, con lo scopo di delimitare chiaramente la sovranità del nuovo Stato cinese, evitando che i cinesi della diaspora potessero essere visti come quinte colonne comuniste nei paesi asiatici in corso di decolonizzazione. In questo modo la Rpc poteva concentrarsi sul rafforzamento del controllo interno sui propri cittadini, senza essere coinvolta in faccende che, di fatto, riguardavano ormai cittadini di altri Stati. Bisognerà attendere l’epoca delle riforme perché le retoriche identitarie nei confronti della diaspora tornino in auge, anche in questo caso obbedendo a una stringente ragion di Stato: cooptare consenso e capitali per una Cina rampante, la cui proiezione globale diventerà evidente all’inizio del nuovo millennio. Anche la normativa cinese sulla cittadinanza si avvale dello jus sanguinis, e dato che non ammette la doppia cittadinanza, nella retorica corrente la rinuncia alla cittadinanza equivale a una sorta di abiura identitaria, un tradimento della nazione. Ciò spiega, in parte, la riluttanza di molti diciottenni cinesi nati in Italia a richiedere la cittadinanza italiana."

Fonte:
Orizzonte Cina, maggio-giugno 2017

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